itinerario storico

11 Agosto 2011 nel ITINERARI

 


Itinerario Miglierina, Tiriolo, Gimigliano, Cicala, San Pietro Apostolo,Amato e Settingiano

Il nostro itinerario inizia dal comune di Settingiano sito lungo la Valle del Corace, dove si consiglia una visita al centro storico per ammirare, sui vecchi portoni delle case, “le maschere apotropaiche” che sono uno degli aspetti più singolari le cui origini risalgono al teatro greco per propiziare i buoni auspici. Proseguendo lungo la provinciale incontriamo Amato il cui territorio deve la sua conformazione ed il suo nome all’importante fiume Amato, nella cui valle si è sviluppato il paese omonimo, a poca distanza dall’Istmo di Catanzaro, il punto più stretto d’Italia da cui è possibile vedere da un lato il Mar Tirreno e dall’altro il Mar Ionio. Da visitare il museo del Borgo, nato per iniziativa del maestro Francesco Scerbo, collezionista ed amante delle cose antiche, è in prevalenza costituito da attrezzi tipici di tradizione locale. Gli oggetti che lo compongono sono tali e tanti da costituire reperti di piccole e grandi meraviglie, ricercate con l’intento di donare ad Amato un richiamo di interesse turistico. Nel settore di ingresso fanno bella mostra utensili quali il torchio per la lavorazione delle olive. Fanno da cornice gli attrezzi ed altri oggetti di uso comune, indispensabili nell’uso quotidiano che, numerosi, affollano le pareti ed ogni spazio del luminoso locale. Negli ambienti adiacenti è un susseguirsi di piccole macchine dalle molteplici prestazioni e di uso artigianale e produttivo, oltre a documenti fotografici e letterari di una certa importanza e rarità. Proseguendo incontriamo Miglierina, collocata sulla sponda destra del fiume Amato. C’è chi fa risalire i primi insediamenti nel suo territorio già nel 1400. È certo che nel secolo successivo furono coloni provenienti da Tiriolo, Martirano, Motta S. Lucia, Conflenti e Scigliano a stabilirsi definitivamente nell’abitato che venne detto “megghia ring”, sabbia migliore per l’edificazione delle nuove abitazioni. Fu casale di Tiriolo e passò dal dominio dei De Reggio a quello dei Ruffo, a quello dei Carafa e a quello dei Cigala. Il paese è noto per l’attività dei famosi “mastri miglierinesi”, un gruppo di artigiani che operarono tra la metà del ‘700 fino agli inizi del 1900 in tutto il territorio della provincia di Catanzaro. In molte case private è possibile ammirare i mobile lavorati con lo scalpellino, intarsiati con figure geometriche o con motivi floreali e animali, opera dei cosiddetti “mastri del legno”. Opera dei “mastri stuccatori” e “babbari” è la facciata della chiesa di S. Maria del Principio, detta anche del Rosario. Da Miglierina ci dirigiamo verso Tiriolo, baricentro politico per secoli dei comuni di questo itinerario. L’attuale centro storico sorse a partire dal nono secolo, muovendo da quella che era stata la collocazione dei preesistenti siti di età antica, a causa delle frequenti incursioni saracene. Da visitare i ruderi del castello eretto durante la dominazione aragonese sui resti di quello normanno. Simbolo del potere feudale, ha subito nei secoli diverse modifiche rispetto al suo impianto originario determinate sia da eventi bellici, sia da eventi naturali. In seguito al terremoto del 1638, i feudatari Cigala Doria trasferirono la loro residenza in un nuovo palazzo edificato a valle. A testimonianza dell’importanza che il centro rivestì in età medievale rimane la struttura del borgo con stradine acciotolate, vicoli e scalinate Piazza Italia, delimitata dall’ottocentesco Alemanni e dalla chiesa conventuale dedicata a Maria SS. delle Grazie, è il fulcro della vita cittadina. Da Tiriolo attraverso la strada provinciale e attraversando il fiume Corace si raggiunge Gimigliano, caratteristico paese formato da due nuclei arroccati su altrettante rupi e sorto anch’esso in epoca medievale con l’arrivo di popolazioni in cerca di siti sicuri. Come gli altri paesi dell’itinerario fu legato nelle vicende amministrative a Tiriolo fino al 1807, anno in cui ottenne l’autonomia. Proseguendo lungo la strada provinciale e superando il Santuario della Madonna di Porto si risale verso Cicala, centro presilano situato sul crinale della collina alla sinistra del fiume Corace, fondato nel 1595 da Giovanna Castriota, madre di Francesco Maria Carafa, Duca di Nocera. Il paese fu infeudato a Carlo Cigala, da cui prese il nome, nel 1610. Subì gravissimi danni durante il terremoto del 1783. Nel 1806, in seguito ad un grave atto di insubordinazione fu assediato ed incendiato dai francesi. Da Cicala ritornando sulla S.S.19 si raggiunge San Pietro Apostolo. Le origini del paese vanno ricercate in epoca medievale quando le popolazioni provenienti dal mare cercarono rifugio in aree interne più sicure e protette dalle scorrerie saracene. Il paese fu sottoposto alla giurisdizione della vicina Tiriolo fino al riconoscimento dell’autonomia amministrativa avvenuto nel 1807. Nel centro storico è da visitare Palazzo Tomaino che nel 1860 ospitò Garibaldi impegnato nella Spedizione dei Mille. Di rilievo storico anche Palazzo Mazza che conserva un singolare sistema protettivo contro i frequenti assalti dei briganti costituito da fori per versare olio bollente.


Itinerario Platania, Decollatura, Soveria Mannelli, Serrastretta, Carlopoli

Affacciata sulla piana di Lamezia, alle falde del Monte Reventino, sorge Platania, un piccolo centro nato nel 1686 con il nome di Casale Nuovo di Sant’Angelo, quando Don Luigi D’Aquino, Principe di Feroleto e Castiglione e Conte di Martirano, concesse in enfiteusi ad alcune famiglie di contadini circa 12 ettari di terreno. Il villaggio restò sotto il dominio dei nobili D’Aquino fino al 1812, anno in cui il paese raggiunse l’autonomia e prese il nome di Platania, inizialmente Petrania. Sull’origine del nome molte sono le ipotesi: il termine potrebbe derivare da pietra nera, in riferimento alla tipica pietra di colore nerastro del vicino monte Reventino, oppure da platani, alberi ancora in parte presenti nel paese, oppure ancora da Petrania Vecchia, luogo nel quale sorge il Santuario della Madonna del Riposo e dove si erano stanziati i primi abitanti di Platania. A Platania nacque nel 1914 il poeta Felice Mastroianni, autore di versi in italiano e in greco, sulla cui casa natale si trova affissa una targa ricordo. Seguendo la strada S.S. 109, oltrepassando il Passo di Acquavona ci si affaccia sulla conca nella quale sorge il paese di Decollatura, distante da Platania soli 9 km. II paese è nato dall’unione di una serie di villaggi di origine rurale che ottennero la separazione da Motta Santa Lucia nel 1802 e divennero comune nel 1806. Da visitare il Museo della civiltà contadina in via Vittorio Veneto (Orario di apertura: martedì e giovedì 15:00-18:00; mercoledì 8:00-14:00; sabato 15:00-19:00; domenica 9:30-12:30), che ha lo scopo di valorizzare la storia e le tradizioni rurali del paese. Nelle sale sono raccolti utensili, attrezzi e documenti riguardanti la vita della cittadina. Di rilievo è la cura alla fedeltà dell’epoca, l’esposizione dell’arredo completo, con banchi, panche, cartelloni geografici e libri di una scuola elementare d’inizio secolo. Continuando lungo la S.S. 109 si raggiunge Soveria Mannelli, comune istituito nel 1806. Ma il primo popolamento del territorio risale al XVII secolo quando sempre più numerosi furono i coloni attratti dalle possibilità di sfruttamento dei terreni agricoli della zona posta a poca distanza dall’Abbazia di Corazzo. 11 flusso immigratorio continuò ininterottamente per tutto il XVIII secolo. A testimonianza dei due fatti storici più rilevanti della storia del paese, entrambi verificatisi nell’Ottocento, è possibile visitare in località Mannelli Bassi la cosiddetta “fontana dei francesi” a ricordo dei “Vespri soveritani’ del 1807, che rappresentarono il primo episodio della rivolta antifrancese che in poco tempo dilagò in tutta la Calabria; in Piazza dei Mille la stele in marmo posta a ricordo della resa dell’esercito borbonico alle truppe garibaldine nel 1860. Su quest’ultimo monumento è inciso il proclama che da Soveria Mannelli Garibaldi lanciò all’Italia intera per annunciare l’evento. Da, Soveria Mannelli, lungo la S.S. 19 in direzione Catanzaro si raggiunge il bivio per Serrastretta, centro immerso nel verde delle faggete e dei castagneti, la cui costruzione era iniziata nella seconda metà del XIV secolo. Incorporata nel principato dei Feroleto divenne Università nel 1595. Il paese da sempre ha avuto una storia che lo ha contraddistinto per l’operosità soprattutto nel campo artigianale e per la nascita di una serie di, cooperative e società di mutuo soccorso. Fu tra i primi paesi del Mezzogiorno ad avere una centrale idroelettrica che servì anche i paesi viciniori. Resti di antichi mulini ad acqua sono rinvenibili nei pressi dell’abitato. Da Serrastretta ritornando sulla S.S. 19 all’altezza della stazione delle Ferrovie della Calabria si imbocca il bivio per Caraffa. La storia di questo comune è inevitabilmente legata a quella dell’Abbazia di Corazzo, posta nella vallata lungo il fiume Corace a 4 chilometri dalla frazione Castagna. Fondata dai Benedettini e passata ai Cistercensi nel 1157, l’abbazia fu voluta dai normanni per contrastare la diffusione del monachesimo greco. La presenza di questo importantissimo centro di spiritualità rivestì un ruolo di grande rilievo nel popolamento delle zone circostanti e nella nascita di diversi centri abitati. I monaci offrivano infatti ai contadini fondi rustici da coltivare con contratti particolarmente vantaggiosi. Ne fu abate, tra gli altri, Gioacchino da Fiore il quale qui concepì le sue più importanti opere filosofiche e teologiche. I ruderi dell’abbazia, distrutta dal terremoto, sono oggi fruibili grazie ad un notevole intervento di consolidamento e di recupero.


Itinerario San Mango D’aquino, Martirano Lombardo, Martirano, Conflenti, Motta S. Lucia

Imboccando l’autostrada (svincolo Falerna) in direzione Cosenza – o, se si preferisce un itinerario panoramico lungo la provinciale che porta a San Mango D’Aquino -, si risale, sulle tracce dell’antica via Popilia, la valle del Savuto per uscire a San Mango D’Aquino fondato nella prima metà del Seicento da un ramo cadetto del Casato d’Aquino, una famiglia che ha dato i natali a San Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa. Da visitare gli antichi portali del Vecchio Municipio, di casa Ferrari, di Villa Vescio, di casa Manfredi, della Chiesa Madre, di casa Sposato, di casa Mazzotta, di casa Amelio, di casa Ungaro e di casa Mendicino. Dopo 6 chilometri lungo la provinciale si raggiunge Martirano Lombardo, il più giovane fra i paesi della Comunità Montana, sorto ad opera degli abitanti della vicina Martirano, distrutta dal terremoto del 1905, e con un cospicuo contributo del Comitato Milanese di Soccorso. Da qui il nome di Martirano Lombardo. Il paese è da ammirare per la moderna concezione urbanistica che lo contraddistingue. Dirimpetto a Martirano Lombardo, ubicata su altura che domina la valle del Savuto, sorge la vecchia Martirano. L’antica Contea fu fondata nel 1060 dai normanni e assunse un notevole grado di sviluppo tanto da divenire nel 1179 sede di Diocesi. Il paese rappresentò un caposaldo della politica normanna nel medioevo e ottenne vari privilegi e donazioni. Il terremoto del 1905 non ha lasciato traccia della magnifica Cattedrale, del castello e di numerosi palazzi feudali. Da visitare, comunque, il centro storico, di impianto medievale.Lungo le vie del centro si ammirano ancora magnifici portali. Nel 1743 Martirano ospitò per pochi giorni Giovanni Giacomo Casanova, l’affascinante seduttore per eccellenza, allora giovanissimo abate, recatosi presso il Vescovo Bernardo de Bernardis, al fine di continuare la sua carriera ecclesiastica. Lasciando la valle del Savuto e inoltrandosi verso l’interno si raggiunge Conflenti, paese addossato alle pendici del Monte Reventino che sorse alla fine del XV secolo, con la nascita dei villaggi di Conflenti Soprani e Conflenti Sottani, inizialmente Casali della Contea di Martirano, sviluppatisi attorno alle chiese di S.Nicola e di Sant’Andrea. Una sorta di antagonismo ha caratterizzato per lungo tempo i rapporti tra gli abitanti dei due villaggi, probabilmente composti anche da alcuni ebrei scacciati nel secolo da Martirano e giunti nel vicino borgo di Conflenti. Il nome Conflenti si pensa derivi dal latino confluo o fluo che significa scorrere insieme, in riferimento ai due fiumi Savuto e Salso, che scorrono nei pressi del piccolo centro. Da visitare la Basilica della Madonna della Quercia di Visora con mangifici affreschi di pregevole fattura. In cima alla collina antistante da visitare anche la chiesetta della Querciola, restaurata di recente e luogo dell’apparizione della Madonna, il centro storico di Conflenti è ancora ben conservato è può rappresentare una piacevole passeggiata. Da Conflenti ancora attraverso una strada provinciale si raggiunge Motta Santa Lucia. Nell’antichità Motta Santa Lucia ebbe altri nomi ed occupò vari siti. Sebbene non esistano notizie certe e prove documentali sulla sua origine, si ritiene comunemente che essa fosse stata fondata, col nome di Porchia, da una colonia romana dedotta nell’anno 556 a.C. presso Mamerto (oggi Martirano). L’attuale ubicazione del paese, posto in posizione strategica sulla valle del Savuto, nacque per esigenze difensive dovute alle incursioni piratesche. Ricadente nella contea di Martirano, fu Casale dei Di Gennaro e dei D’Aquino di Castiglione. Come Martirano venne semidistrutta dal terremoto del 1905 che non risparmiò il Castello e la Chiesa Matrice. Motta S. Lucia, nell’ambito del territorio della Comunità Montana, si colloca tra i paesi che meglio conservano le caratteristiche dell’origine medievale. Resta, comunque, da visitare il centro storico, che conserva numerosi palazzi d’età settecentesca.

itinerario artistico-religioso

11 Agosto 2011 nel ITINERARI



Itinerario S. Pietro Apostolo, Miglierina, Tiriolo, Gimigliano, Cicala

Brani scultorei recuperati dalle rovine dell’abbazia di Corazzo sono ancora presenti nella Matrice di Serrastretta, dove fu trasportato l’imponente fonte battesimale in pietra verde  scuro di forma ovoidale, realizzato da scalpellini loca li nel XVII sec. e tipologicamente conosciuto anche da altri esemplari, alcuni di probabile provenienza napoletana, sui quali i modelli locali sembrano adagiarsi. È il caso, ad esempio, del fonte battesimale di S. Pietro Apostolo e di quello di Miglierina: in particolare quest’ultimo, in pietra verde e datato 1711, è palesemente ispirato a quello seicentesco conservato nella Cattedrale di Nicastro, in marmo bianco di Carrara e di fattura napoletana, dal quale riprende la forma ovale e le baccellature della tazza. Interessante il portale della summenzionata chiesa di Serrastretta, opera di maestranze roglianesi, le stesse, forse che intorno al 1770 edificarono l’edificio, poi nuovamente ristrutturato dopo il sisma del 1783. All’austero portale fanno da contorno ondeggianti motivi fitomorfì, mentre l’elemento della chiave pendula costituisce un non raro brano di sovvertimento delle forme comunque controllate del portale. A Tiriolo, se pochissime sono le testimonianze di un certo interesse rimaste nelle chiese, molte lasciate in condizione di rudere dopo il sisma del 1783, troviamo notevoli palazzi signorili. Fra i tanti si distingue quello degli Alemanni, che domina col suo fronte tardobarocco Piazza Italia, la facciata animata dall’ampio portale in pietra aggettante sormontato dal balcone, fiancheggiato da teorie di finestre in cui si alternano timpani curvi e triangolari. Dello storico palazzo Cigala non restano oggi che le sole inferriate a petto d’oca dei balconi, mentre il resto risulta gravemente, alterato. Apparteneva a questa famiglia anche la piccola cappella oggi chiesa della SS. Scala Coeli, che nel suo esterno conserva ancora l’originario aspetto rustico e semplice, dove spicca lo stemma gentilizio sul portale di ingresso. Rilevanti anche i ruderi dell’antico castello, che, di origine normanna e rifatto dagli Angioini e Aragonesi, subì ulteriori modifiche nella disposizione degli ambienti sotto i Principi Cigala, che lo abitarono prima di trasferire la loro dimora, in seguito al sisma del 1638, nel nuovo palazzo a valle. A nord di Tiriolo sorge il paese di Gimigliano, noto per le sue cave. La rinomata pietra locale, l’inconfondibile marmo verde, venne molto usata con orgoglio dai gimiglianesi, sia per la realizzazione di arredi sacri, in particolare altari, sia in opere a carattere civico, come fontane e portali, manufatti che venivano anche esportati nei paesi vicini. Dal centro cittadino spicca la mole della chiesa del SS. Salvatore, riedificata dopo il sisma del 1783 e riconfigurata nell’apparato decorativo dell’interno ed in facciata nei primi anni del nostro secolo, cosicché il fronte presenta oggi esuberanti forme neorinascimentali, dove si è adottato per alcuni particolari ornamentali il marmo carneo locale, mentre nell’interno trionfano ancora una volta i fasti cromatici dei pittori Grillo e Zimatore. Il ricco altare maggiore settecentesco in marmo è quanto resta di quel periodo, ma sopra di esso si trova collocato, Gimigliano entro un’edicola moderna, il quadro della Madonna di Costantinopoli
dipinto nel 1626 dal pittore locale “Marcangione;che la tradizione vuole immagine acheronti. Per il culto della sacra effigie si edificò a partire dal 1760 il Santuario della Madonna di Porto, ubicato lungo il corso del fiume Corace a circa 4 km da Gimigliano è divenuto uno dei più importanti luoghi di culto della Calabria. La struttura settecentesca è stata più volte ampliata e l’aspetto attuale risale alla metà del nostro secolo. A Cicala, nella chiesa di S. Giacomo, a parte i noti altari lignei provenienti dall’abbazia di Corazzo, purtroppo pesantemente ridipinti, si conserva una grande tela rappresentante l’Immacolata, erroneamente attribuita a scuola pretiana, ma più probabilmente opera di un artista provinciale del Settecento.
Itinerario Platania, Decollatura, Soveria Mannelli, Carlopoli

Le modeste tracce artistiche presenti nella chiesa di S.Michele a Platania, la cui edificazione fu completata solo intorno ai primi anni dell’Ottocento, sono pure dovute ad artisti nicastresi: nei brani pittorici ancora rimasti si può, infatti, identificare l’intervento del pittore nicastrese Francesco Pallone. Più interessante, per la qualità dello sfumato, il dipinto su tavola rappresentante l’Eucarestia nella cappella del SS. Sacramento. A Decollatura alcune testimonianze artistiche, come la pala dell’altare maggiore realizzata da Francesco Pallone
nel 1811, ma pesantemente ridipinta nei recenti restauri, si conservano nella chiesa dell’Assunta, la quale, unitamente alla chiesa di S. Bernardo, fu ridecorata dai pittori di Pizzo Zimatore e Grillo. Di grande interesse l’altare maggiore della chiesa di S. Giovanni a Soveria Mannelli: si tratta di un’opera di altissima qualità prodotta da maestranze napoletane intorno al terzo quarto del Settecento e proveniente dalla distrutta abbazia di Corazzo, assieme alla balaustra con cancelletto bronzeo e ad una acquasantiera. L’altare, in marmi
mischi, è molto vicino in certe soluzioni decorative alle realizzazioni di Giuseppe Sammartino o comunque di artisti marmorari a lui vicini. Un altare simile a questo, eseguito probabilmente sul medesimo disegno, si trova nella chiesa cosentina di S. Domenico. Prodotto da maestranze locali è invece l’austera acquasantiera in pietra verde con tasselli di marmi policromi, mentre sicuramente napoletano è il busto ligneo di S. Giovanni, databile intorno alla metà del Settecento. Dall’abbazia di Corazzo proviene pure il piccolo altare
marmoreo della cappella Cimino nella chiesa di S. Tommaso, la quale peraltro possiede diversi dipinti murali di Grillo e Zimatore, un monumentale altare maggiore in stucco e alcune settecentesche statue lignee di S. Michele. Sempre a Soveria Mannelli è da visitare la Pinacoteca comunale voluta dall’Amministrazione Comunale che ha recuperato le vecchie celle del Carcere mandamentale, annesse all’edificio municipale (Palazzo Cimino Orario di apertura: lunedi-sabato 8:00 – 14:00). Vi si trovano esposti quadri di diversi artisti calabresi, tra i quali anche alcune tele di Giovanni Marziano. Spicca per prestigio un’opera di una delle pittrici più affermate dell’arte contemporanea, Dolores Puthod, che ha anche affrescato l’intera sala consiliare del comune. A Giuseppe Sammartino, o in ogni caso ad uno scultore napoletano operante nel terzo quarto del Settecento, si deve assegnare il pregevole ovale marmoreo, proveniente sempre dall’abbazia di Corazzo e conservato nella chiesa dello Spirito Santo di Castagna, frazione di Carlopoli. Il soffice modellato delle figure, l’intenso sentimentalismo degli sguardi, dominano sul simbolo dell’abbazia, il cuore ardente, accostato ai ruderi del convento, più volte raso al suolo dai terremoti. Una subordinazione questa
che sembra sancire così la sacralità imperitura di quel luogo nonostante la condizione di rudere. Le rovine di quella che fu una delle principali abbazie calabresi si stendono in una breve vallata nei pressi di Castagna. Fondata in epoca normanna, l’Abbazia di Corazzo, raggiunse l’acme del suo splendore sotto l’abate Gioacchino da Fiore, nella prima metà del XIII secolo. Quando sopravvenne il catastrofico sisma, che ne designò il definitivo tramonto, la chiesa era stata da poco riconfigurata con moderne forme barocche. Esempio compiuto di architettatura barocca è la chiesa del Carmine di Carlopoli, investita nel suo interno da frivoli stucchi rococò con curiose soluzioni nelle cappelle ospitate nelle navatelle laterali, mentre esuberanti si presentano le forme adottate nel coro, dove è collocata la pala del pittore nicastrese Francesco Colelli raffigurante la Madonna del Carmelo fra i Santi Simone Stock e Teresa di Gesù, che, come recita l’iscrizione, posta lungo il margine inferiore del dipinto, fu fatta fare a Nicastro nel 1779.

Itinerario Martirano Lombardo, Martirano, Conflenti, Motta S. Lucia

Nella valle del Savuto, sorge Martirano, sede vescovile sino alla fine del Settecento. I segni di questo prestigioso passato sono ancora parzialmente visibili nel piccolo centro, malgrado sia stato più volte provato da disastrosi eventi sismici, ultimo quello del 1905, in conseguenza del quale nacque Martirano Lombardo. Abbattuta l’antica cattedrale, restano diverse chiese, fra le quali quella del Rosario, caratterizzata dal portale seicentesco in pietra, opera di maestranze roglianesi, nel cui interno si conservano importano tele e i frammenti di un altare marmoreo settecentesco. Se del castello restano solo pochi ruderi, di un certo rilievo sono invece alcuni palazzi, in particolare quelli della famiglia Medici, risalenti a diverse epoche, fra i quali si distingue quello, connesso alla chiesa del Rosario, dai bei balconi con possenti mensole in pietra e inferriate a petto d’oca di gusto spagnoleggiante. Di grande richiamo religioso è il vicino santuario della Madonna della Quercia di sorto nel 1578, che ancora mostra le tracce dell’ampliamento barocco nella sequenza di cupolette stuccate delle navate laterali, mentre la decorazione pittorica fu quasi integralmente rinnovata nei primi del Novecento da Zimatore e Grillo, che dispiegano nelle rappresentazioni sacre intense cromie ed eteree e fluenti forme. Nella sagrestia si conserva un’interessante statuetta in marmo alabastrino, rappresentante la Madonna col Bambino e risalente forse alla fine del Cinquecento. Attualmente nella chiesa di S. Andrea, ma anch’esse provenienti dal santuario, sono due tavole dipinte con le immagini di S. Giovanni Evangelista e dell’Addolorata, assegnabili a Francesco Colelli. Fra le tante chiese che sorgono nel borgo, diverse conservano eleganti portali, come quello della chiesa della Madonna di Loreto, datato al 1733. In un percorso dedalico all’interno del centro storico si possono scoprire i tanti palazzi signorili caratterizzati da semplici e austeri elementi decorativi, spesso in pietra locale del Reventino: fra i tanti si distinguono casa Mastroianni, Vescio, Audino e Strangis. Apprezzabili edifici civili e religiosi si trovano anche a Motta S. Lucia, sempre modesti nelle forme architettoniche dichiaratamente funzionali, i cui segni distintivi sono costituiti dai portali o dai balconi centrali, come nel caso di palazzo Colosimo, che accoglie nel semplice repertorio ornamentale anche elementi antropomorfi.

itinerario archeologico

11 Agosto 2011 nel ITINERARI

 

La visita all’Antiquarium di Tiriolo (Via Pitagora – Orario di apertura: lunedì-venerdì 8:00 – 14:00; martedì-giovedì 15:00 – 18:00) consente di ammirare i reperti qui recuperati per le diverse epoche, a partire dai manufatti di età Neolitica e di età Protostorica. La maggior parte del materiale esposto si riferisce però all’insediamento brettio; infatti, la ceramica,
contenitori da trasporto, i corredi di sepoltura, denotano l’importanza del centro che fu molto attivo nei traffici commerciali, ed ebbe un ruolo rilevante durante la II guerra punica, in quanto l’alleanza dei Brettii con i Cartaginesi ricordata dalle fonti è confermata dalla abbondanza di monete puniche rinvenute a Tiriolo. Si può inoltre osservare una copia del noto senatus consultum de Baccanalibus risalente al 186 a.C. rinvenuto qui durante la costruzione di palazzo Cigala nel 1640 (donato a re Carlo III dalla famiglia Cigala nel 1727 e conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna). Si tratta di una disposizione del senato romano che vietava le feste ed il culto di Bacco, nell’Ager Teuranus nel caso specifico; ma il provvedimento riguardava Roma e lo Stato, tutto perché come ricorda Tito Livio, il proliferare di pratiche orgiastiche creava seri problemi all’ordine pubblico. Per concludere la visita non mancano oggetti di età romana e medievale. Percorrendo la superstrada dei due Mari si arriva nella città di Lamezia dove è possibile vistare il Museo Archeologico Lametino (Complesso Monumentale del San Domenico – Orario di apertura: mattina 8.30 -12.30; pomeriggio 15.30 -18.00; che raccoglie ed espone gli oggetti di tutto il comprensorio a partire dai choppers di Casella di Maida, alle ceramiche neolitiche di Curingam ai materiali di età classica riferibili alla città di Terina, la cui estensione occupava l’area intorno a S. Eufemia Vetere inglobando anche parte del territorio di Gizzeria dove è stata rinvenuta la pregevole hydria a figure rosse con scene di toiletta e qui esposta. Inoltre si possono vedere i materiali di età romana recuperati nella piana lametina e quelli di età medievale ritrovati negli scavi dell’abbazia benedettina di S. Eufemia Vetere e del castello di Nicastro.

Percorrendo la S.S. 18 si giunge nel comune di Falerna dove si può visitare il parco archeologico di Pian delle Vigne (Località Pian delle Vigne, Associazione Archeologica di Lamezia Terme, tel 0968.411846) sorto attorno ai resti della villa romana di cui è stata messa in luce la pars rustica destinata alla produzione di olio e vino. La villa probabilmente era inserita nei traffici commerciali dell’interno come dimostrano frammenti di anfore con il bollo “pece bruzia”:

Imboccando l’autostrada Salerno- Reggio Calabria (direzione Salerno) che segue il corso del Fiume Savuto probabilmente lungo il percorso dell’antica via Popilia, usciamo allo svincolo Altilia – Grimaldi (a pochi chilometri dell’abitato di Martirano da cui la località è anche facilmente raggiungibile seguendo la S.S. 616 fino allo stesso svincolo di Altilia – Grimaldi) e proseguendo verso Scigliano in località Sant’Angelo, si trova il Ponte romano detto di Annibale. Il ponte, costruito nel periodo della riforma agraria dei Gracchi(131 -121 a.C.), faceva parte della via Popilia importante rete di collegamento tra Reggio e Capua. Esso aveva il compito di collegare la regione dall’interno: dai comuni montani del cosentino fino a Martirano. Realizzato anche con tufo calcareo, ricavato direttamente da una cava a destra del Fiume Savuto, il ponte fu costruito dai romani a secco per resistere meglio e più a lungo negli anni e alle intemperie.